sabato 19 dicembre 2009

Meduna solitaria d'inverno



In fuga al Sud sotto l'assalto
dell'inverno, nel caffè da cui noi,
felici come di norma provvisoriamente,
fummo scagliati da uno scoppio silente
nel futuro, adesso disegno con le dita
il tuo profilo sul marmo per la povera gente;
saltellano le ninfe in lontananza
sollevando il broccato intorno ai fianchi.

(tratto da a E.R. di Isoif Brodskij, scritta a Jalta nel gennaio 1971)

i'm WHITE awake


...snow...was falling on every part of the dark central plain, on the treeless hills, falling softly upon the Bog of Allen and, farther westward, softly falling into the dark mutinous Shannon waves. It was falling, too, upon every part of the lonely churchyard on the hill where Michael Furey lay buried. It lay thickly drifted on the crooked crosses and headstones, on the spears of the little gate, on the barren thorns. His soul swooned slowly as he heard the snow falling faintly through the universe and faintly falling, like the descent of their last end, upon all the living and the dead.

(from Dubliners, by James Joyce, 1914, Penguin Books)


lunedì 14 dicembre 2009

In un paese civile




In un paese civile tutti possono esprimere le proprie opinioni, e tutti rispettano il diritto di tutti di rendere pubblico il proprio pensiero.

In un paese civile, ho sempre pensato che chi si occupa della cosa pubblica si assuma questo gravoso compito perché ci crede veramente nella cosa pubblica.
Almeno, questo è quello che personalmente ho sempre pensato della Politica.

In un paese civile le persone possono scegliere da che parte stare, secondo i propri principi, che non hanno necessariamente a che vedere con i conti in banca e i sotterfugi.

In un paese civile è ovvio che un atto di violenza venga condannato da tutti coloro che pensano che un paese si tenga insieme perché oltre alle leggi ci sono delle norme di buon vivere e dei principi umani di base che sono indispensabili per tenere insieme una comunità.

In un paese civile non ci sono manovre mediatiche che tengano. Violenza è violenza, e non ha rilevanza quale sia il colore (vero o presunto) di cui si tinge la mano che la compie.

In un paese civile il bene e il male non si confondono continuamente, mischiati indissolubilmente in un grigio insopportabile e indecifrabile che ronza senza posa come una TV fuori sintonia.

In un paese civile le cose brutte succedono, come anche nei paesi incivili. Ma non si usano gli episodi per cambiare la versione dei fatti e rendere instabili e opinabili i principi di base su cui si fonda il vivere comune.

In un paese civile non si usa la violenza verbale per discutere le scelte che riguardano il vivere comune.

In un paese civile non si permette che lo scontro quotidiano tra le persone che dovrebbero amministrare il vivere comune avveleni l'aria che respirano le persone comuni, inducendo tutti a ritenere che l'insulto e il disprezzo per le idee diverse dalle proprie sia l'unico modo per governare.

In un paese civile a nessuno viene in mente che non ci sia altro modo di manifestare il proprio dissenso se non con la violenza.

In un paese civile, anche se un po' malaticcio, quando ci si accorge di essersi spinti troppo in là, si riflette. E si cerca di cambiare.

In un paese civile.

Chissà se esiste davvero un posto così, da qualche parte.

sabato 12 dicembre 2009

Il senso dell'esistenza

sono noia mortale, che non uccide

I pensieri d'autunno


Cadono leggeri e brillano preziosi alla luce delle stelle.
Ghiacciano lievi sulla galaverna e si fermano, il tempo di una notte.
Cadono silenziosi cambiando colore, senza che nessuno li badi.
Ti sorprendono brucianti in mezzo a moltitudini di cose che non centrano.
Cadono ovattati tra gli stridori di sempre.
Scavano grevi nei giorni tutti uguali.
Ti prendono la mano, e li ritrovi fedeli a farti compagnia nelle notti in cui nessuno ti pensa.
Cadono inosservati e muoiono alla luce delle stelle.

martedì 8 dicembre 2009

Vita bagigia

ovvero delle innumerevoli e sorprendenti forme assunte delle torture natalizie

Di tutte le cose idiote di cui la mia esitenza è portatrice, malsana e generosissima potratrice, questa è la più recente, e forse la più ebete:

condanna a 20 giorni di bagigio 20.

"E checcazz'è?" vi verrà da dire.
Sappiate che non vi biasimo per questo, ho pensato la stessa identica cosa quando, con eloquente espressione modello "sitto gnanca drio torme pal cueo", guardavo basita la faccia dell'esimio posturologo che per migliorare la condizione delle mie ernie mi suggeriva:
1. di tagliare il frenulo della lingua
2. di tenere da mane a sera mezzo basciscio (il posturologo è di origini toscane) premuto con la lingua contro il palato per 20 giorni 20.

Ed eccomi.
Lingua tagliata e in assetto bagigevole, che mi viene da parlare suadente e melliflua come Duffy Duck, mentre conio silenziosi improperi da mane a sera, in concomitanza col perdurare del supplizio bagigio.

Mi fa male sta schiena, un sacco. E si unisce alla gioia sciatica della schiena anche la lingua fresca di taglio laser.
Tanto perchè qualcuno non dica che mi faccio mancare qualcosa.
Eccomi dunque che, non avendo scelta alcuna se non il deprecato bisturi di un neurochirurgo, mestamente mi sono piegata all'editto bagigio.

ESSìA!

Ma attenzione: se il giorno del fottuto natale, quel cazzo di finlandese grasso di cui tanti vanno cianciando non mi recapita una colonna vertebrale nuova di pacca, giuro che mi restiuisco all'assistenza.
Di una badante.

O!

(bagig!)

Sigh!

lunedì 7 dicembre 2009

Il menù di questa settimana

Buffet di costrizioni

1. Restare immobili a letto, modello Tutankamon, per impossibilità di girarsi.
2. Alzarsi la mattina e staccarsi la lingua dalla base della bocca.
3. Passare il resto del giorno con mezzo bagigio contro il palato.
4. Stare in ginocchio tutto il giorno.
5. Camminare come insegnato, che intanto le lumache mi sorpassano.
6. Sperare che passi, e crederci veramente.
7. Muoversi piano e siccome mi viene freddo, vestirmi oltre il dovuto.
8. Smetterla velocemente di lamentarmi per niente con gli altri.
9. Sistemare gli indirizzari di natale, oltre 1000 fotutti nominativi, a cui ho augurato, ad uno ad uno, le peggiori nefandezze possibili.
10. Sistemare gli excel della spesa pubblicitaria di quest'anno.
11. Sopportare la mia stessa noia.
12. Subire il tempo che non passa mai, mentre fissi il soffitto, il muro, la lampada.
13. Sperare che venga ora di andare a lavorare, nonostante tutto.